MOSTRA FOTOGRAFICA LENTĒ A BOLOGNA

MOSTRA FOTOGRAFICA LENTĒ A BOLOGNA PER RACCONTARE LA NOSTRA RIMINI.. SOTTO LA NEVE

fino a Aprile 2017
www.mostrafotograficalente.com

invito LENTE bologna_02

È stata inaugurata venerdì 16 Ottobre 2015 all’Hotel Accademia di Bologna la Mostra Fotografica “Lentē” lentamente, accompagnata dalla lettura dell’introduzione scritta dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi, letta dallo stessa Giorgio Salvatori.
Dopo una estate di grande successo passata al Grand Hotel molto apprezzata non solo dai Riminesi amanti di Fotografia, ma anche di turisti curiosi di vedere la nostra Rimini di inverno, la mostra passa nel centro di Bologna in versione ampliata e con il doppio delle opere.
Si vuole tracciare un ponte che lega Bologna con la Riviera, forte è il legame che esiste anche e soprattutto tracciato dalla loro presenza d’estate nelle nostre spiagge.
Si vuole comunicare che Rimini è una città d’arte che va vissuta anche d’inverno con la neve e senza. Che è ricca di “anima”, una Rimini che sta cambiando.

Al taglio del nastro c’era una folta rappresentanza di Riminesità. Tant’è che non è stato un vernissage ma una festa in vero stile romagnolo, con tanto di piadine, prosciutto e squaquerone, bagnato con il nostro sangiovese e rebola, tutto elaborato dai rappresentanti della Strada dei Vini e dei sapori della Provincia di Rimini, ma anche Gianni Indino in rappresentanza della Ascom di Rimini, oltre a tanti colleghi di APT. Al punto che è stato avanzato l’invito ai bolognesi a venire a passare il Capodanno più lungo del Mondo in Riviera.


Tornando alla Mostra, l’autore, solitamente impegnato in lavori di reportage, campagne pubblicitarie e istituzionali, si focalizza in queste immagini su tonalità tese a mostrare l’amore per la sua terra attraverso la scelta di tutto un’altro ritmo nel suo racconto. Per farlo lascia da parte il fotoritocco, lascia da parte la perfezione della tecnica per dare risalto alla parte più emozionale ed evocativa del suo sguardo.

Quieti e silenziosi passi nella neve, colori che risaltano vividi stagliandosi in contrasto con il bianco abbagliante del manto soffice e leggero dei fiocchi impalpabili.
Sono alcuni degli scatti, ma sarebbe meglio dire lampi di poesia, della mostra «Lente» del fotografo Giorgio Salvatori che si aperta venerdì 16 ottobre a Bologna e che rimarrà allestita fino al 7 Febbraio negli spazi rinnovati dell’Hotel Accademia, nel cuore bohémien della città, in via delle Belle Arti.
Il tema della mostra è la sua città vista come meno ce la si immaginerebbe: non solo una Rimini d’inverno ma persino sotto un manto nevoso. Così, calma e silenziosa, la città diviene un pretesto per guardare con maggiore attenzione, l’attenzione – per l’appunto – data dalla lentezza alla quale il cammino sulle strade innevate costringe.
Questa riflessività fa risaltare la parte emozionale in maniera più vivida, a costo di lasciare da parte le immagini più perfette, quelle più nitide, perdendosi in contorni non ben definiti, onirici, silenziosi e a tratti meno ridanciani.
È un pretesto per raccontare una città diversa da quella che molti hanno nella loro memoria o immaginazione, legata ai momenti estivi, colorati, caotici, dai quali in molti portano a casa immagini veloci delle loro vacanze.
Il lavoro che Salvatori presenta invece è teso a porre la sua attenzione verso le unicità della città, con i suoi squarci sulle vestigia romane, sulle costruzioni medievali e rinascimentali. Una Rimini come meno ce la si aspetta e che solo le persone che hanno la pazienza di indagarla fino in fondo, scorgono.
Da ogni scatto si sprigiona una magia intensa che avvolge completamente lo spettatore: per un attimo addirittura sembra di sentire nell’aria il profumo della neve unita a quella del salmastro della Riviera.
E questa cifra stilistica, assolutamente in controtendenza rispetto all’immagine rivierasca usuale, porta l’autore a preferire lo scatto meno perfetto, fatto anche da immagini sfuocate o mosse, che gli permettano però di carpire la realtà così com’è, ad esempio sotto una bufera di neve, con i fiocchi che cadono copiosi e che quasi non fanno vedere bene, ma che ammantano tutto ciò che sfiorano di tocchi lievi, portando negli occhi e nell’anima una pacata poesia.
«Lentē» diventa così anche un segno del gemellaggio esistente tra le città di Bologna e di Rimini, che si protrae ben oltre l’estate, anche d’inverno.

 

«Rimini è come il blues: dentro ci sta tutto». Ligabue docet, ma non ha inventato nulla: ogni turista che è passato almeno una volta da qui, italiano o forestiero, si è fatto un’idea della nostra città.
E comunque non gli è rimasta indifferente.
Ma la differenza non è solo tra chi è di qui o di chi viene da fuori, ma è anche del tempo in cui questa città la si vive: estate e inverno. Chi passa di qui puntando al divertimento, al brulicare della vita, porta con sé un’interpretazione della città radicalmente diversa dai secondi, più disposti a lasciarsi attirare dall’altra faccia della medaglia, quella malinconica che appare il giorno o la stagione successiva.
La fotografia di Giorgio Salvatori, fotografo riminese che ama intensamente Rimini, si pone su un interessante punto di vista, come dal bivio da cui dipartono queste due strade maestre.
Gli scatti che propone, paiono richiamare il lato più riflessivo della città, quasi esistenziale di Rimini: senza dubbio questo nasce dal profondo amore che ha della sua città, che lo ha portato negli anni a conoscerne, ad investigarne e a vivere tutti gli aspetti. Compresi quelli della poesia del quotidiano, colta nei margini di quella che Pier Vittorio Tondelli, 30 anni fa, aveva definito «la Sodoma e Gomorra contemporanea».
Sono scatti intimi i suoi, dove anche le imperfezioni sono state volutamente lasciate, perché i contorni, anche se sbavati, definiscono.
E Giorgio mette in luce – è proprio il caso di dirlo – quel che resta del giorno e della notte, gli istanti successivi al sole, al divertimento, al brulicare della vita, quando l’animo è piùincline a farsi cullare dai languori malinconici del tramonto.
Gli scatti fissano l’attimo prima, l’alba, il romanticismo che precede una nascita e non la malinconia che segue il calar del sole. Così, si prende tutto il tempo per trattenere il ritmo della città, per spezzare una velocitàche accomuna oramai tutti noi, ma che in questo continuo mordi e fuggi, rischia di non farci apprezzare la calma, la pacatezza dei rumori e dei colori a cui, inevitabilmente la neve, ci costringe. Lentamente, a fuoco basso perché, come in cucina, le pietanze più saporite nascono in questo modo.»

Andrea Gnassi Sindaco di Rimini

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